mercoledì 17 febbraio 2010

L'ultima mail scritta

Non avrei osato rivangare il passato, non l’avrei mai fatto, ma permettimi di chiarire con una ultima mail, e poi davvero non ti disturberò più. Non ho alcuna intenzione di importi la mia sgradita e sgradevole presenza, neanche nella pallida forma virtuale di una mail che, capisco ora dalle tue parole, è percepita come violenta imposizione. Vedi, A., che l’episodio del 1998 esista, non sto qui a negarlo. Mi è costata l’amicizia di R., ed è una cosa che non posso cancellare. Ma nel lontano 1998 ero un ragazzo che non era ancora venuto a patti con la sua omosessualità, che non ancora capiva il mondo, e non percepiva la reale dimensione dei suoi pensieri e delle sue azioni. No, non è affatto una giustificazione, non sia mai neanche lontanamente considerata una giustificazione, ma permettimi ancora qualche riga. Io ti chiedo profondamente scusa per quel gesto, che non mi ha portato da nessuna parte, e hai tutto il diritto di detestarmi anche a distanza di 12 anni. R., con i suoi libri, ha ora anche una dimensione pubblica, e anche facebook è un luogo aperto al pubblico, salve le legittime restrizioni che ciascun utente può adottare. Mi fa impressione pensare che io sia considerato ancora una persona da odiare, vista la mia assoluta estraneità alle vostre vite, almeno da dodici anni a questa parte. E' questo che non riesco a spiegarmi. Forse ho sopravvalutato troppo R.. Pensavo che nella sua grandezza di uomo e di poeta accogliesse anche il perdono, la comprensione. E invece no. Ma del resto non posso pretendere di chiedere di vedermi con occhi diversi, io per lui e per te sono il P. del 1998, il P. criminale, che ha commesso l'unico sbaglio di seguire i suoi desideri senza tener conto del male che faceva. Ho vanamente tentato di riprendere i contatti con lui nel corso di questi anni (e non certo per andarci a letto) con l'unico strumento della mail, che non sapevo potesse avere un effetto devastante quale è quello che mi stai descrivendo. Io capisco che non sono gradito, e non intendo entrare nelle vostre vite, ma non mi si può impedire la rimozione pubblica, non mi si può impedire di comprare i suoi libri e tantomeno di presenziare ai suoi reading ove ciò accadesse. Sarebbe tanto più grande R. se riuscisse ad elevarsi al di sopra di tutto questo, e invece nella ripetuta cancellazione della mia persona dal gruppo sul suo libro riesco a vedere solo odio, nient'altro. E' come se mi dicesse continuamente 'ti detesto, sta lontano da me'. E pensare che nelle sue parole (in quelle dei suoi libri) c'è un'infinita comprensione della vita, del tempo, della memoria, e la sensibilità di chi sa capire e superare il dolore. Ecco. Il R. pubblico non mi potrà mai essere negato, e a me, allora, il compito di conciliare la sua parola scritta sui libri con quella di un R. risalente ormai al 1998, che più non mi appartiene.
Addio.